Progetto J2E. L'esperienza nei Paesi Bassi

Abbiamo chiesto ad alcuni formatori che lo scorso anno avevano partecipato a progetti di mobilità Erasmus+ di valutare la ricaduta che questa esperienza ha avuto a distanza di tempo sulla loro attività formativa.
Di seguito la testimonianza di Vera Bottazzi, formatrice area linguaggi dell’ENAC Lombardia – C.F.P. Canossa di Bagnolo Mella che lo scorso ha visitato il Friesland College nei Paesi Bassi.
“Durante le 3 giornate di visita all’interno del progetto J2E promosso da ENAC ho potuto notare che la struttura formativa in Olanda è veramente diversa dalla nostra.
Vi sono più attività destrutturate, che mi auguro arrivino anche in Italia, poiché ritengo facciano bene sia alle competenze professionali sia alle soft skills. Infatti, è proprio l’attenzione a queste ultime che mi ha colpito maggiormente durante la study visit.
Cosa ho imparato e cosa utilizzo?
Sicuramente l’esplicitazione dell’obiettivo!
Ogni lezione, ogni periodo è dedicato ad un concetto, ad un’attività che è sempre visibile (alla lavagna, sulla lim), ciò aiuta gli allievi a capire il perché degli esercizi proposti. Inoltre, l’esperienza mi ha aiutato a ripensare gli spazi della didattica. In una classe a Bagnolo (prima pasticceria) abbiamo creato un setting d’aula diverso:
  • i banchi sono a gruppi di quattro, ciò aiuta moltissimo sia i ragazzi in difficoltà sia chi può esprimere maggiori abilità aiutando gli altri;
  • la cattedra non è vicino alla lavagna, ma dall’altra parte della stanza, ciò aiuta il formatore a non “stare seduto”, si deve alzare per stare in mezzo alla stanza (attira maggiormente l’attenzione) e per scrivere alla lavagna. Questa situazione ha incontrato molte resistenze, ma gradualmente sembra essere stata accettata;
  • la presentazione del lavoro di gruppo o di diversi compiti individuali avviene al centro dell’aula, ho predisposto un leggio, in modo da abituare gli allievi a superare timidezze e a condividere in modo chiaro agli altri ciò che si sta facendo. Non è stato facile, ma ora i ragazzi non hanno alcun problema.
Superare la semplice lezione frontale…
Nelle classi quarte ho dato loro dei lavori in autonomia a distanza di tempo, che poi potessero dibattere in classe (come avevo visto durante le ore di lezione nella struttura olandese), questo ha dato maggiore autonomia e carico di responsabilità a ciascun allievo, naturalmente qualcuno ne ha approfittato per fare meno di ciò che veniva chiesto, ma questo credo sia normale, l’abitudine alla lezione frontale non aiuta i ragazzi a lavorare per risultati.
La fiducia verso le soft skills degli allievi è aumentata da parte mia, credo che a volte, nel passato io mi sia sostituita a loro, l’esperienza olandese, mi ha fatto comprendere che dare maggiore autonomia, ascoltare le loro opinioni sull’andamento del percorso e fare il “punto della situazione” in gruppo ogni mese, li aiuta ad essere più responsabili verso l’attività didattica.
Auspico che soft skills e competenze professionali saranno considerate complementari, nel futuro mondo del lavoro non si dovrebbe dividere ciò che si fa da come lo si fa, credo sarà la regola del successo, lo stesso dovrebbe valere per i centri di formazione professionale.”
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